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La bellezza e l'oscurità
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Esiste una strada dei sogni legata al mondo dei primordi, a una visione pre-illuministica della realtà, che si rivela nell'osservazione estetica della notte e nello sconvolgimento del rapporto spazio tempo che ne deriva.
Il sogno, quello a occhi aperti, è invenzione, è un modo per dare significato alle cose.
Nel mio viaggio iniziatico ho vissuto due anni nella Sierra Madre Occidentale, lontano dagli aspetti della civiltà che fanno parte del quadro ovvio della realtà di oggi. Laggiù la notte era notte; non c'era alcuna illuminazione all'infuori di quella lunare. L'illuminazione degli interni così bassa, lampade a petrolio, focolare o candele, da non provocare alcun riverbero, alcuna presenza
nel mondo esterno. L'esperienza estetica della natura pre-industriale è quella stessa del cosmo pagano. Non credo ci sia progresso
in arte. Così come la notte pre-industriale porta alla luce le cose, perchè solo intorno ad una fonte luminosa è tenebra e nottetempo invece, le cose si ascoltano, si interrogano, appaiono, mutano e si svelano sotto la luce lunare; così l'uomo non può fare a meno di pensare che è bello e vince la distanza che lo separa dalla bellezza che sta contemplando e si sente diventare tuttuno con essa,
se ne sente ispirato e sente in se conferma dell'emozione dell'incontro con quel luogo.
Altrimenti come avrebbero potuto nascere le Divinità Silvestri e le Muse del Parnaso, i Fauni e le Ninfe?
Non sono più soltanto i sensi i veicoli della realtà, ma le cose entrano nelle mani del pensiero.
A volte l'oscurità della notte laggiù è tale, d'inverno, che nessuna stella la può rischiarare. E' talmente silenziosa, la fuori, che la si può udire. E' pesante. E l'uomo pensa che la verità è piena d'incertezze, nell'irripetibilità
dei significati, quando gli appaiono per decidere del vero o del falso. Le forme sono semplici costruzioni della mente umana. Come può l'uomo contemporaneo, quando il suo vedere è stato travalicato dall'evidenza, dall'esattezza, dal controllo sulle cose
e dalla normativa, così costretto com'è dall'ovvietà, riuscire ad avere ancora un rapporto autentico con le cose?
Come può, schiacciato da questi idoli, conseguire una libera esperienza della verità?
Come può restare ancora affascinato dalla bellezza? |
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