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La percezione che dipende dalla vista non è neutra, è in gran parte intenzionale e questa percezione sensibile, chiamata rappresentazione, è stata il paradigma dominante dal Rinascimento fino al 1905, quando i Futuristi in Italia e i Suprematisti in Russia lo rifiutarono.
Considerata oggi obsoleta la teoria della rappresentazione per cui i miei alberi dipinti sarebbero “una copia” di qualcosa di esterno a loro, come abbiamo delineato, e ritenendo che “l’oggetto-immagine” non faccia parte della “natura normale”, che rompa la dinamica della determinazione progressiva, ponendosi fuori dal divenire continuo del tempo e non facendo parte dello spazio del mio corpo fisico, vi si sottragga; si sottrae però anche quel tipo d’esperienza che considera l’oggetto-immagine come “non-esistente”.
Se la questione dell’“esistente”, configurata dalla negatività, non viene più considerata, l’oggetto-immagine, non maneggiabile, non parte del modello dello spazio fisico, diventa altro.
Come se si strappasse da sé. Inaccessibile, diventa un fantasma e per la sua stessa staticità non avendo un prima e un dopo, non ha neppure “un adesso”. È disancorato...
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