Olimpia Hruska
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C’è! È oggettivamente presente. Anche se “i miei alberi”, questi oggetti figurati, girandovi attorno, salendo o scendendo per la scala da bambina, non cambiavano neppure avvicinandomi a un palmo, neppure con un’altra prospettiva di visuale, come quella aerea dall’altezza del secondo piano, o aggirandoli per andare nelle stanze
di mia madre e rimanevano immobili. Tuttavia, essi s’introducevano in me, mi penetravano.

Quella casa non aveva mai conosciuto una vita famigliare. Mia madre conduceva una vita brillante e vi organizzava dei ricevimenti; ma al di fuori da quelle occasioni, restava silenziosa. Vuota. Il grande atrio era sempre deserto. Riguardo a quei ricevimenti, ero incaricata della supervisione degli addobbi floreali del fiorista Bianchi, ma non di parteciparvi; forse perché allora ero ragazzina e “non bisogna imporre i propri figli agli altri”.

Caos = spalancamento
E un bel giorno, tornata da scuola a tavola in sala da pranzo, mi viene detto che la giovane donna, l’ospite alla mia destra, è mia sorella.

In tutt’apparenza un’adulta, bionda, assomigliava a un’attrice americana come Kim Novak e io non capii la ragione d’una tale violazione della legge naturale del gruppo famigliare, di cui rivendicavo il diritto nel profondo del mio “Sé”, quale sorella maggiore di mio fratello Sebastiano.

Il luogo, per fortuna, era ancora mio perché le lontananze e gli alberi che vi vivevano dipinti erano lì, continuavano ad esserci anche in sala da pranzo.

Ma sentii un urto e la progressione della mia vita, che dovette tener conto di questa situazione immodificabile e della mia insistenza a non volere adeguarmi ad essa, in seguito cambiò.

Perché ciò da cui cominciava a formarsi e costituiva la mia impressione di “sorella carnale” rispetto a quella sconosciuta non era meno irreale delle immagini dipinte degli alberi e aveva la stessa fantomaticità di ciò che vedevo, seduta lì a tavola, nell’affresco alla parete.

La comparsa di quella convitata, il suo apparire non portava ad altro apparire se non l’accettazione del mondo delle convenzioni, nel caso le convenzioni relazionali, senza direzione, senza crescita e senza declino di quel mondo della borghesia privilegiata di cui tutti a tavola appartenevamo.

Una manifestazione senza direzione, senza crescita, senza declino, come quella costituita dalla visione dell’immagine degli affreschi.